La vocazione maggioritaria di Fini
La preferenza che Gianfranco Fini ha espresso per un sistema elettorale uninominale va in direzione contraria a quella di un ritorno a una rappresentanza politica articolata in una pluralità disorganizzata di partiti. La sua permanente propensione per una qualche forma di presidenzialismo (di diritto e non soltanto di fatto) appartiene alla stessa logica e la doverosa rivendicazione di un Parlamento forte è accompagnata dalla proposta di un corrispondente rafforzamento dell’esecutivo.

La preferenza che ha espresso per un sistema elettorale uninominale, per esempio, va in direzione contraria a quella di un ritorno a una rappresentanza politica articolata in una pluralità disorganizzata di partiti. La sua permanente propensione per una qualche forma di presidenzialismo (di diritto e non soltanto di fatto) appartiene alla stessa logica e la doverosa rivendicazione di un Parlamento forte è accompagnata dalla proposta di un corrispondente rafforzamento dell’esecutivo.
Naturalmente è legittima l’incertezza sulla tenuta dell’aggregazione moderata in una fase non più dominata dal suo fondatore, ma pare azzardato prevedere un generale cupio dissolvi che impedisca la costruzione di nuovi equilibri. Anche i rapporti con la Lega non sono necessariamente destinati a diventare conflittuali fino alla rottura. La competizione è già in atto, le differenze più rilevanti riguardano la politica internazionale ed europea, basti pensare al tema dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea, tema sul quale le idee di Umberto Bossi sono agli antipodi di quelle di Berlusconi, non di Fini. Ma l’interesse comune a tenere in piedi una coalizione vincente oggi sembra prevalere e non c’è ragione di pensare che non prevarrà anche in futuro e anche per Fini.